«“Silvia” memoria?» vi starete chiedendo. Al genere Sylvia appartengono, infatti, degli uccelli migratori passeriformi, tra i quali la ben nota capinera (Sylvia atricapilla), che rallegrano i cieli non soltanto italiani. Fino ad oggi, nel nostro Paese le date di apertura e di chiusura della stagione venatoria sono fissate rispettivamente al 1° settembre e al 31 gennaio. Le cose però sembrano destinate a cambiare visto che il Senato della Repubblica si è appena pronunciato contro questo stato di cose, ponendosi in tal modo — peraltro — ancora una volta in contrasto con l’Unione Europea, che ha già rivolto all’Italia vari procedimenti di infrazione alle direttive europee sulla caccia. Scrive, infatti, Antonio Cianciullo:
«[...] negli anni passati abbiamo usato con eccessiva disinvoltura le deroghe, concepite dall’Unione europea come strumento eccezionale per far fronte a problemi di sicurezza (aeroporti invasi dagli storni) o a particolari calamità, non come abitudine. Se la legge passerà le deroghe invece di diminuire si moltiplicheranno».
Un periodo di sosta non solo è necessario per consentire alle specie animali di riprodursi, ma consente alla gente comune di girare nei boschi senza dover temere spari e cartucce vaganti. Insomma alla larga da cattivi incontri. Forse ci verrà negata la possibilità di fare dei picnic in tranquillità e goderci un salutare e sempre più raro contatto con la natura.
La notizia non ha indispettito solo il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ma anche circa 150 associazioni e, a quanto pare, «[...] nove italiani su dieci non vogliono dare più spazio alle doppiette».
A questo punto si può solo sperare che la Camera dei Deputati si pronunci diversamente dal Senato oppure cercare di far sentire la propria voce. Il quotidiano la Repubblica ha ideato un’iniziativa volta a sensibilizzare e a dare prova dell’interesse degli Italiani verso l’ambiente, la campagna invita a inviare al seguente indirizzo fotografie di animali realizzate nel loro habitat naturale (campagna, montagna, boschi): NO ALLA CACCIA SELVAGGIA.
Vi lascio con una canzone d’amore di cui riporto da KataWeb Blog anche il testo:
Capinera
di Amerigo Giuliani
«La chiamavan “Capinera”
pe’ suoi ricci neri e belli:
stava sempre fra i monelli,
per la strada tutto il dì.
Scalza, lacera, una sera,
m’apprestavo a rincasar,
col visino suo di cera
me la vidi avvicinar:
“Dammi un soldo… ho tanta fame…”
“Ci hai la mamma?” “Non ce l’ho”
“Ed il tuo babbo… la tua casa?”
E lei triste: “Non lo so”.
Provai una stretta al cuore, e, quella sera
la mia casetta accolse “Capinera”.
E lei cantava… cantava giuliva
di trilli e gridi la casa m’empiva…
ed un bel sogno nel cuor carezzavo.
la contemplavo…
forse… l’amavo.
Tredici anni lei compiva:
s’era fatta pensierosa.
“Pensi forse a qualche cosa?
che ti manca?” “Non lo so”
Primavera: (sole e fiori)
“Capinera” è sempre là,
sta affacciata e guarda fuori:
“Cosa vuoi? La libertà”
“Non hai casa… non hai mamma…
dove andrai?” Rispose: “Andrò…”
Con la mano piccolina
l’orizzonte m’insegnò.
Provai una stretta al cuore ed una sera
più non trovai a casa “Capinera”.
E lei cantava… cantava giuliva,
di trilli e gridi la casa m’empiva…
ed un bel sogno nel cuor carezzavo.
la contemplavo…
forse… l’amavo.
Fu in un’alba di Gennaio,
dopo l’orgia rincasavo,
nevicava e m’affrettavo
già ad aprire il mio porton;
ma a distanza molto breve,
vidi un certo non so ché
affiorare tra la neve.
Dissi allor: “Vediam cos’è”.
Eran cenci… io li rimossi…
diedi un grido: due piedin
due piedini scalzi e rossi…
poi le mani… poi un visin.
Un urlo mi sfuggì. vedendo che era,
la morticina, la mia “Capinera”.
Forse pentita al suo nido tornava
forse, quaggiù che le aprissi invocava
mentre la neve saliva… saliva…
E lei moriva…
e lei moriva…»
Eccola cantata da Claudio Villa:
Annalisa V. Castronovo


Io non capisco perché in Italia la lobby dei cacciatori sia così forte. La caccia è una pratica deprecabile, soprattutto quando passa il messaggio del laissez-faire normativo. Insomma, come si può ampliare in questo modo la stagione venatoria? qual è il motivo del disprezzo per qualunque altra forma di vita. Ritengo che debba essere posto un freno alla caccia, limitandone ancora di più i confini e inasprendo le pene per chi li valica. Altro che allargamento, io proporrei una moratoria sulle attività di caccia.
Capisco il problema della mancanza dei predatori naturali di certe specie, ma credo che sia più opportuno reinserire il predatore nell’area piuttosto che fare cantare la lugubre marcia delle doppiette.
Qualcuno ha, infatti, avanzato l’ipotesi che si tratti escusivamente di una mossa politica per accaparrarsi l’elettorato amante dello sport della caccia. Ho usato il termine sport perché si sente spesso associato a tale attività, ma mi viene in mente qualche verso della canzone Bufalo Bill di Francesco De Gregori, vale a dire:
«Ora ti voglio dire: c’è chi uccide per rubare
e c’è chi uccide per amore,
il cacciatore uccide sempre per giocare,
io uccidevo per essere il migliore».
«Il cacciatore uccide sempre per giocare», forse è questo “gioco” che rende la caccia uno sport. Chissà forse diventerà uno sport tirare miccette ai gatti. Sì, sport olimpico.
Riesco ad ammettere, mio malgrado, la caccia laddove fosse indispensabile alla sopravvivenza. In tutti gli altri casi la trovo inammissibile.